Con il recente Dgr 2120 del 30.12.2015 la Regione Veneto ha aggiornato il meccanismo di accreditamento: fra le novità introdotte richiede per tutti i CFP accreditati l’obbligo dell’adozione, entro dicembre 2016, del modello organizzativo 231.

Come farlo?

Il tuo ente come si è organizzato?

  1. Ha già definito il modello 231? Allora cancella questo messaggio, l’informazione non ti serve.
  2. Ha già incaricato un consulente? Anche per te cancella il messaggio.
  3. Deve ancora definire il modello 231? Ebbene il messaggio seguente può esserti utile.

 Perché?

Le più recenti pronunce della Cassazione indicano che il modello deve essere:

  • calibrato sul tipo di organizzazione;
  • deve essere rispettato.

In pratica il modello non può essere soltanto formale, ma deve essere a misura della tipologia e della dimensione dell’attività svolta dall’organizzazione, quindi non un documento copia ed incolla, bensì un modello che effettivamente descriva la realtà dell’organizzazione.

 Come realizzarlo?

La domanda corretta sarebbe chi può realizzarlo?

Qui si aprono due scenari possibili: a) consulente esterno, b) autoimplementazione.

a)Il consulente esternha acquisito esperienza tramite le aziende presso cui ha implementato il sistema, aziende di diverse dimensioni e tipologia: potranno essere aziende pubbliche, metalmeccaniche, aziende chimiche, di servizi, … Un “esperto” siffatto può efficacemente descrivere l’organizzazione dell’ente di formazione? Può definire un modello “calibrato” sul CFP? Può conoscere nei particolari i processi interni?

Se è bravo, può definire un modello formalmente corretto, ma probabilmente non ha gli strumenti necessari per renderlo completamente adeguato all’ente di formazione.

b) L’autoimplementazione!

Il sistema deve essere un abito fatto su misura, non in abito comprato ai grandi magazzini.

La cassazione ha richiesto che sia “calibrato sul tipo di organizzazione, affinché il modello possa essere esimente nei confronti delle responsabilità dell’ente. Chi vive la realtà dell’ente, con le sue particolarità, i suoi limiti, i suoi pregi, conosce le vie più opportune per poter definire un sistema organizzativo adeguato.

Quindi autoimplementare, ovvero descrivere il modello con risorse interne.

Come fare?

All’interno dell’ente di formazione sono noti i processi e i sistemi organizzativi, ma come possono essere tradotti in documentazione congruente al decreto?

Basta seguire alcune piccole e semplici regole per mettere i contenuti “conosciuti” all’interno di una struttura formale collaudata. La Regione Lombardia ha emanato una linea guida specifica per i CFP che vogliono implementare il modello 231. Di conseguenza si sono sviluppate esperienze al riguardo che sono sfociate in un metodo di autoimplementazione. Il metodo viene descritto nel manuale disponibile dal collegamento proposto.

Con il link seguente si può scaricare la prima parte del manuale per l’autoimplementazione.

 

Categorie: 231

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: